5 Giugno 2026
La vicepresidente dell’ODCEC Padova Roberta Ranalli ha portato il saluto istituzionale dell’Ordine al convegno “Via col vento. Venticinque anni di responsabilità da reato degli enti”, ospitato a Palazzo Bo. Al centro del confronto il ruolo dei modelli organizzativi, dei controlli interni e della compliance nella prevenzione dei rischi d’impresa.

Si è tenuto a Padova, nella cornice dell’Archivio Antico di Palazzo Bo, il convegno di studi “Via col vento. Venticinque anni di responsabilità da reato degli enti”, promosso dall’Università degli Studi di Padova e dedicato al bilancio applicativo e alle prospettive di riforma del D.Lgs. 231/2001 con il coordinamento scientifico del prof. avv. Riccardo Borsari.
Una giornata di approfondimento di alto profilo scientifico e professionale, con il coinvolgimento di accademici, magistrati, rappresentanti delle istituzioni, dell’avvocatura, del mondo imprenditoriale e delle professioni economico-giuridiche. Al centro del confronto, i principali snodi della responsabilità da reato degli enti: criteri di imputazione, colpa di organizzazione, confisca del profitto, processo penale de societate, modelli 231, sistemi di controllo aziendale, Organismo di Vigilanza e contrasto alla criminalità economico-finanziaria.
Per l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Padova è intervenuta la vicepresidente Roberta Ranalli, che ha portato il saluto istituzionale in rappresentanza del Presidente Francesco Savio e della comunità professionale padovana, composta da circa 1.700 commercialisti.
«Venticinque anni sono un tempo sufficiente per fare bilanci, ma anche per comprendere che il decreto 231 non è più soltanto una disciplina specialistica», ha sottolineato Ranalli. «È diventato un terreno di incontro tra diritto penale, organizzazione aziendale, governance, controlli interni, gestione del rischio e cultura della legalità».
Il ruolo dei commercialisti nella vita ordinaria dell’impresa
Nel suo intervento, la vicepresidente ha evidenziato come la responsabilità 231 non riguardi soltanto la fase patologica della vita d’impresa, ma chiami in causa la qualità dell’organizzazione, delle regole interne e dei sistemi di controllo.
È proprio in questo spazio che si colloca il contributo dei commercialisti.
«Il commercialista non incontra l’impresa solo quando il problema è già emerso», ha affermato Ranalli. «La accompagna nella sua vita ordinaria: nella costruzione degli assetti, nella lettura dei rischi, nella sostenibilità delle scelte, nel rapporto con gli organi di controllo, con gli amministratori, con il collegio sindacale, con gli organismi di vigilanza».
Un passaggio che richiama direttamente l’evoluzione della professione: sempre meno confinata alla gestione dell’adempimento e sempre più coinvolta nei processi decisionali, organizzativi e strategici delle imprese.
Il modello 231 come grammatica della prevenzione
La vicepresidente ha poi richiamato la necessità di superare una visione meramente formale della compliance. Il modello 231, infatti, non può essere considerato un fascicolo da predisporre e conservare, ma deve diventare parte integrante della governance aziendale.
«Il modello 231 non è un documento da archiviare», ha dichiarato Ranalli. «È, o dovrebbe essere, una forma concreta di organizzazione responsabile. È una grammatica della prevenzione. È un modo per dire che l’impresa non si misura soltanto dai risultati economici, ma anche dalla qualità delle regole interne, dalla tracciabilità delle decisioni, dalla capacità di prevenire condotte illecite e di costruire fiducia».
In questa prospettiva, la compliance assume un valore più ampio: non solo protezione dal rischio sanzionatorio, ma investimento in reputazione, affidabilità e competitività.
Commercialisti come presidio di legalità economica
Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il posizionamento della professione nel sistema dei controlli e della legalità economica.
«I commercialisti sono dentro questo passaggio», ha ricordato Ranalli. «Non come meri tecnici dell’adempimento, ma come professionisti della governance. Come presidio di legalità economica. Come interlocutori che aiutano le imprese a trasformare la compliance da costo percepito a investimento reputazionale, organizzativo e competitivo».
Un messaggio rivolto non solo alla categoria, ma anche alle imprese e alle istituzioni: la qualità dei modelli organizzativi dipende anche dalla capacità di costruire un dialogo efficace tra amministratori, organi di controllo, consulenti, organismi di vigilanza e sistema professionale.
Per l’ODCEC Padova, la cultura dei controlli non deve essere vissuta come un appesantimento burocratico, ma come un metodo di lavoro.
«La cultura dei controlli non deve diventare burocrazia difensiva», ha precisato Ranalli. «Deve diventare metodo. Deve aiutare le imprese sane a proteggersi, a crescere, a dialogare meglio con il mercato, con il credito, con le istituzioni e con la società».
Un confronto tra università, professioni e istituzioni
Il convegno ha rappresentato anche un momento di dialogo tra saperi diversi: accademia, magistratura, avvocatura, mondo delle imprese, Guardia di Finanza e professioni economiche.
Secondo Ranalli, è proprio da questa contaminazione che può nascere una lettura più matura della responsabilità degli enti: non soltanto sanzionatoria, ma anche organizzativa; non soltanto repressiva, ma soprattutto preventiva.
«Incontri come quello di oggi sono particolarmente preziosi», ha concluso la vicepresidente. «Perché mettono attorno allo stesso tavolo accademia, magistratura, avvocatura, imprese, Guardia di Finanza e professioni economiche. È da questo confronto che può nascere una lettura più matura della responsabilità degli enti».
La qualità della vita economica passa anche dalle professioni
La partecipazione dell’Ordine al convegno conferma l’impegno dell’ODCEC Padova nel promuovere una cultura professionale attenta alla governance, alla prevenzione dei rischi e alla responsabilità organizzativa delle imprese.
«Come Ordine di Padova siamo convinti che la qualità della vita economica di un territorio passi anche dalla qualità delle sue professioni», ha concluso Ranalli. «E i commercialisti padovani vogliono continuare a essere parte attiva di questo percorso: al fianco delle imprese, delle istituzioni e dell’università, per promuovere regole applicabili, controlli efficaci e una cultura della responsabilità realmente vissuta».
Un messaggio che sintetizza il senso della presenza dell’ODCEC Padova: valorizzare il ruolo dei commercialisti non solo come professionisti della tecnica, ma come attori della fiducia, della legalità economica e della buona organizzazione d’impresa.
Modificato: 5 Giugno 2026



