9 Giugno 2026

Un nuovo laboratorio sul rapporto tra giovani e lavoro

Che cosa rende oggi un’impresa davvero attrattiva per un giovane? E che cosa possono fare professioni, associazioni di categoria e istituzioni economiche per costruire un rapporto nuovo con le nuove generazioni?

Da queste domande è partita la puntata zero di “Valore G”, il nuovo format dedicato al rapporto tra imprese e giovani, promosso da Camera di Commercio di Padova e Venicepromex, con il coinvolgimento dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Padova e delle principali associazioni di categoria del territorio.

Una puntata di apertura pensata come laboratorio di idee, esperienze e buone pratiche: non una semplice discussione sul lavoro giovanile, ma un confronto corale sulla capacità del sistema produttivo padovano di attrarre competenze, far crescere talenti e trattenere capitale umano.

I protagonisti della puntata zero

Accanto ad Antonio Santocono, presidente della Camera di Commercio di Padova, sono intervenuti Francesco Savio, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Padova, Federica Luni, presidente APPE Padova, Luca Bisarello, presidente CIA Padova, Luca Montagnin, presidente CNA Padova e Rovigo, Roberto Lorin, presidente Coldiretti Padova, Michele Barbetta, presidente Confagricoltura Padova, Marco Trevisan, presidente Confapi Padova, e Gianluca Dall’Aglio, presidente Confartigianato Imprese Padova.

Una presenza ampia, rappresentativa dei principali mondi produttivi del territorio: agricoltura, artigianato, commercio, pubblici esercizi, industria, piccola impresa e professioni in questo appuntamento condotto dalla giornalista Micaela Faggiani.

I giovani non sono solo il futuro: sono il presente delle imprese

Il filo conduttore della puntata è stato chiaro fin dall’inizio: i giovani non sono soltanto “il futuro”, ma una risorsa già oggi fondamentale per la competitività del territorio.

Il presidente della Camera di Commercio Antonio Santocono ha richiamato il cambiamento profondo avvenuto negli ultimi anni nel rapporto tra giovani e lavoro. Dopo la pandemia, le nuove generazioni hanno maturato aspettative diverse: non cercano soltanto un’occupazione, ma anche tempo, libertà, crescita, qualità della vita, possibilità di costruire un percorso coerente con le proprie aspirazioni.

Un passaggio che impone anche alle imprese un cambio di prospettiva. Se un tempo erano soprattutto le aziende a selezionare i candidati, oggi sono sempre più spesso anche i giovani a valutare se un’impresa sia davvero in grado di offrire un progetto credibile.

Savio: “La domanda non è più solo quanto costa assumere”

Nel confronto, il presidente Francesco Savio ha portato il punto di vista dei commercialisti padovani, richiamando il ruolo della professione accanto alle imprese.

Gli strumenti fiscali, contributivi e agevolativi esistono e possono rappresentare un supporto importante: incentivi, decontribuzioni, misure per l’occupazione, welfare aziendale. Ma il tema, ha sottolineato Savio, non può essere ridotto al solo abbattimento del costo del lavoro.

L’incentivo può aiutare ad assumere. Ma non basta a trattenere.

Il vero cambio di paradigma è un altro: l’imprenditore deve chiedersi che cosa si aspetta oggi un giovane e perché un talento dovrebbe scegliere proprio quella realtà aziendale.

In questa prospettiva, il commercialista non è soltanto il professionista che individua lo strumento fiscale o contributivo più adatto, ma il consulente che aiuta l’impresa a ragionare in termini di sostenibilità, programmazione, formazione, organizzazione e crescita.

PMI, giovani e attrattività: la sfida del territorio

In un tessuto produttivo come quello padovano, fatto in larga parte di piccole e medie imprese, la competizione con i grandi brand o con le grandi strutture non può giocarsi solo sulla retribuzione iniziale.

Le PMI possono però valorizzare elementi molto forti: il rapporto diretto con l’imprenditore, la possibilità di assumere responsabilità in tempi più rapidi, la formazione sul campo, l’ambiente di lavoro, il senso di appartenenza e la capacità di far percepire da subito un percorso.

Per Savio, il punto è passare dalla logica dell’assunzione in emergenza a quella della programmazione. Molte imprese inseriscono giovani quando si trovano già in una situazione di sovraccarico: una commessa da gestire, un picco di lavoro, una necessità improvvisa. Ma entrare in azienda nel pieno del caos organizzativo non aiuta né il giovane né l’impresa.

Servono invece programmazione preventiva, formazione interna, tutoraggio, ruoli chiari, possibilità di crescita e riconoscimento del merito.

Formazione, tutoraggio e senso di appartenenza

Tra i passaggi più rilevanti dell’intervento di Savio, il richiamo al valore del tutoraggio.

Avere in azienda una persona con più esperienza, capace di correggere, supportare e accompagnare, rappresenta un valore spesso a costo contenuto ma ad alto impatto sulla crescita dei giovani.

Un giovane deve sapere che cosa sta imparando, quale percorso può costruire, quali responsabilità potrà assumere e quali risultati saranno riconosciuti.

Accanto alla formazione, diventano fondamentali anche l’organizzazione, la chiarezza delle mansioni, la possibilità di crescita, il clima aziendale e il senso di appartenenza. Il tema, dunque, non è “trattenere” i giovani con una formula astratta, ma costruire le condizioni perché possano sentirsi parte di un progetto.

Le associazioni di categoria: esperienze e buone pratiche dal territorio

Il confronto si è poi allargato alle associazioni di categoria, ciascuna con il proprio osservatorio.

Dal mondo agricolo sono emerse le sfide della redditività, del ricambio generazionale, della multifunzionalità, dell’innovazione tecnologica e della capacità di rendere più attrattive professioni che richiedono competenza, passione e visione imprenditoriale.

CIA Padova, Confagricoltura Padova e Coldiretti Padova hanno portato esperienze diverse ma convergenti: l’agricoltura non è più soltanto produzione, ma impresa, tecnologia, sostenibilità, accoglienza, trasformazione, relazione con il territorio.

Confapi Padova ha richiamato la necessità di parlare il linguaggio dei giovani, anche attraverso nuovi strumenti di comunicazione e di employer branding. Marco Trevisan ha portato l’esempio concreto di un giovane entrato in stage e cresciuto fino a diventare direttore di stabilimento: una testimonianza efficace di ciò che può accadere quando un’impresa ha il coraggio di delegare, formare, responsabilizzare e permettere anche l’errore come parte del percorso.

APPE Padova, con Federica Luni, ha evidenziato il ruolo fondamentale della formazione e della corretta comunicazione contrattuale nei pubblici esercizi, settore in cui i giovani rappresentano una quota rilevante degli occupati. Baristi, camerieri, cuochi e professionisti dell’accoglienza non devono essere raccontati come lavori occasionali, ma come professioni vere, fondate su competenza, relazione, empatia e qualità del servizio.

Confartigianato Imprese Padova e CNA Padova e Rovigo hanno insistito sulla necessità di rendere nuovamente attrattivo il saper fare. L’artigianato è stato raccontato come luogo di competenza, manualità evoluta, tecnologia, responsabilità e possibile impresa futura.

Professioni e giovani: il nodo della vocazione

Nella parte finale della puntata, l’attenzione è tornata sul mondo delle professioni.

Savio ha riconosciuto che anche l’Ordine e gli studi professionali devono misurarsi con il tema dell’attrattività. Per i commercialisti, ha spiegato, il problema non è soltanto di vocazione, ma anche di numeri e di percezione.

La professione viene spesso identificata dall’esterno con tasse, imposte, scadenze e adempimenti. Ma il commercialista è molto di più: è il professionista che accompagna le imprese nelle decisioni, nella crescita, nella gestione della complessità, nel rapporto con il territorio e con il sistema economico.

Da qui la necessità di una comunicazione diversa, capace di raccontare ai giovani la parte più evoluta, consulenziale e strategica della professione.

L’Ordine, le scuole e l’università

Il presidente Savio ha ricordato il lavoro che l’Ordine sta portando avanti su più livelli, anche in collegamento con scuole e università, per intercettare le vocazioni, spiegare meglio la professione e renderla più comprensibile alle nuove generazioni.

Una sfida che riguarda non solo l’ODCEC Padova, ma l’intera comunità professionale: se la professione vuole attrarre giovani, deve mostrare il proprio valore reale, la propria utilità per le imprese e il proprio contributo alla crescita del territorio.

Una puntata zero per aprire un percorso

La puntata zero di Valore G ha avuto il merito di mettere allo stesso tavolo istituzioni economiche, professionisti e associazioni di categoria attorno a un tema che attraversa tutti i settori: agricoltura, artigianato, industria, pubblici esercizi, professioni.

Il messaggio emerso è forte: non esiste una bacchetta magica per attrarre e trattenere i giovani. Esistono però buone pratiche, strumenti, percorsi, esempi positivi e una responsabilità condivisa.

Il futuro del lavoro non si costruisce solo con incentivi o dichiarazioni di principio. Si costruisce con imprese più organizzate, percorsi più chiari, formazione vera, welfare sostenibile, responsabilità graduali, ascolto, tecnologia e capacità di comunicare valore.

Il ruolo dei commercialisti accanto alle imprese

In questa prospettiva, i commercialisti padovani confermano il proprio ruolo di presidio qualificato accanto alle imprese: professionisti chiamati non solo a interpretare norme e strumenti, ma ad accompagnare le scelte che incidono sulla continuità, sulla crescita e sulla capacità del territorio di trattenere competenze.

Valore G proseguirà entrando nelle aziende del padovano per raccontare esperienze, buone pratiche e modelli concreti di attrazione e valorizzazione dei giovani.

Guarda la puntata completa su YouTube

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Modificato: 9 Giugno 2026