25 Settembre 2026
Quattromila anni fa, nell’antico Egitto, quattro principesse (Ita, Khenmet, Itaweret e Noub-Hotep) figlie del faraone Amenemhat II, terzo sovrano della XII dinastia 1929-1895 a.C., potevano tirare con l’arco, cacciare e impugnare armi. A suggerirlo non sono soltanto gli archi, le frecce e le mazze ritrovati nelle loro tombe, tradizionalmente associati alla sfera maschile e, pertanto, ritenuti oggetti cerimoniali, ma le loro ossa. Uno studio pubblicato su Frontiers in Environmental Archaeology, utilizzando una nuova analisi bioarcheologica sui resti reali rinvenuti a Dahshur, ha individuato sviluppi muscolari e traumi compatibili con attività fisiche che richiedevano abilità e notevole sforzo e con la pratica del tiro con l’arco o con l’uso abituale delle armi. Non significa che nell’antico Egitto uomini e donne avessero gli stessi ruoli, ma questi resti infrangono gli stereotipi e suggeriscono che, almeno tra alcune donne dell’élite reale, le attività fisiche e l’uso delle armi potevano andare oltre ciò che usualmente si associa al ruolo femminile.
Modificato: 25 Settembre 2026



